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LA FESTA DEL CINEMA AI TEMPI DEL COVID di Daniela d’Isa
ATTUALITA'

#RomaFF15. La Festa del Cinema di Roma quest’anno (15-25 ottobre 2020), la sesta con la direzione artistica di Antonio Monda e la presidenza della Fondazione Cinema per Roma di Laura Delli Colli, si è chiusa con il premio del pubblico vinto da “Eté 85”, il film del regista francese Francois Ozon (peraltro assente da Roma per “ragioni sanitarie” legate al Covid), storia di un

salvataggio in mare e dell’amore di due adolescenti in Normandia nell’estate, appunto, del 1985. Il tutto poche ore prima del DPCM che ha di fatto interrotto tutto lo spettacolo fino al 24 novembre.
Monda, si è detto soddisfatto, per i 260 tra talents e ospiti di prima grandezza che sono arrivati a Roma sfidando la pandemia, per la distribuzione nella città delle proiezioni, che ha permesso di attuare le rigide regole anti Covid, per le 17 donne registe che hanno presentato i loro film, per le molte opere prime su cui ha contato, per il pubblico che, nonostante la paura, ha occupato le sale all’85% dei posti consentiti.
Diciamo subito che i due film italiani in concorso ci sono piaciuti. Ambedue sono opere prime di giovani cineasti. “Fortuna” del quarantaduenne napoletano Nicolangelo  Gelormini, ci riporta ad un terribile fatto di cronaca del 2014, quando una bambina di sei anni venne lanciata dal terrazzo di un palazzone del tristemente noto “Parco verde” di Caivano (NA). Il dramma della piccola Fortuna viene affrontato da Gelormini con uno  stile fantarealistico. Nel secondo tempo la storia si riavvolge in una sorta di “Sliding Doors” all’italiana. Opera prima anche per il trentottenne piemontese Alessandro Tonda. “The Shift” è un notevole, esplosivo lungometraggio, produzione italo-belga che avrebbe dovuto uscire nelle sale il 5 novembre. Un thriller psicologico altamente adrenalinico che si svolge a bordo di una ambulanza realmente circolante per le vie di Bruxelles, dove il guidatore e l’infermiera stanno trasportando un ferito che si rivela un attentatore, con tanto di cintura esplosiva addosso pronto a farsi esplodere. Inevitabile porsi delle domande: cosa facciamo per aiutare l’integrazione, perché il fondamentalismo ha così presa negli adolescenti?
Difficile citare tutti i film della Festa. Non possiamo tralasciare senz’altro “Soul”, il nuovo lungometraggio Disney e Pixar, un cartoon da Oscar firmato a Pete Docter (“Inside out”, “Toy Story”, “Up”). La storia è quella di Joe Gardner, un insegnante di musica di scuola media che ha l’occasione di suonare nel migliore locale jazz della città. Un piccolo passo falso in un tombino lasciato aperto lo proietterà dalle strade di New York in una fantastico aldilà. Causa pandemia la Pixar ha deciso che “Soul” salterà la sala e sarà disponibile su Disney+ dal 25 dicembre, decisione che farà discutere non poco.
Sarà visibile inoltre su Amazon Prime “Time” della regista americana Garrett Bradley. Bella storia d’amore tratta da una storia vera, è anche un atto di accusa contro il sistema giudiziario e penitenziario, statunitense, che colpisce pesantemente i neri.
Parliamo poi di due film britannici interessanti e molto diversi. Piacerà agli amanti del duca bianco e della sua musica “Stardust” di Gabriel Range. Il film presenta un giovane e fragile David Bowie (Johnny Flynn) alla ricerca di se stesso prima di diventare un mito. Si consiglia, poi, di vedere  “Supernova” del premio Oscar  Harry Mcqueen (“12 anni schiavo”), dove due giganti come Colin Firth (Sam) e Stanley Tucci (Tusker),  partner da più di vent’anni, devono affrontare la demenza precoce di Tusker e compiono  un viaggio in camper per ripercorrere i luoghi del loro amore.
Infine due film documento. Uscito anche nelle sale per tre giorni concomitanti alla Festa, “Mi chiamo Francesco Totti” ha fatto il tutto esaurito. Il regista Alex Infascelli ha tratto spunto dall’autobiografia “Un capitano”, scritta da Totti con Paolo Condò. E’ la notte che precede quel fatidico 28 maggio del 2017, quando il quarantunenne giocatore più famoso d’Italia dovette a malincuore dare l’addio al calcio. Nel film Francesco ripercorre senza filtri tutta la sua vita, con la spontaneità e l’ironia che tutti gli riconoscono. Dalla prima parola pronunciata, “palla”, alle vicende personali, dalla bella famiglia costruita con Ilary, alle vittorie della sua prestigiosa carriera, tutta giocata con la stessa maglia, quella della Roma, la città amata che non ha mai smesso di amarlo. Il  16 novembre si potrà vedere su SKY. Totti è stato uno dei grandi assenti: non se l’è sentita di partecipare ad una Festa a pochi giorni dalla morte (per Covid) di suo padre Enzo.
Il secondo film documento, “Francesco” è una lunga, esclusiva intervista a Papa Francesco del regista Evgeny Afineevsky, nato in Russia, ebreo e israeliano, residente negli Stati Uniti. Tanti i temi trattati, ma quello che nessuno dimenticherà, è l’apertura del Papa alle unioni civili: “Gli omosessuali hanno diritto di essere una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia- - ha detto Papa Francesco- Nessuno dovrebbe essere buttato fuori o essere infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo gli omosessuali godrebbero di una copertura legale. Io ho difeso questo”.
Fosse solo per questa rivoluzionarie parole del Papa, rimbalzate nei giornali di tutto il mondo, questa coraggiosa e martoriata Festa del Cinema (controlli, distanziamenti, abbattimento degli accrediti, defezioni importanti come quella del regista Salvatores positivo al Covid), passerà alla storia.
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