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GIUSEPPE FEMIA E LE METAFORE FIABESCHE IN ‘TURCHESE NON MENO DI SETTE’ di Stefania Giacomini - GOOD IN ITALY

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GIUSEPPE FEMIA E LE METAFORE FIABESCHE IN ‘TURCHESE NON MENO DI SETTE’ di Stefania Giacomini

2026
In una società dove ormai sembrano obsolete favole e sogni,  l'autore Giuseppe Femia psicoterapeuta introduce metafore fiabesche nelle narrazioni psicologiche nella sua ultima opera, ‘Turchese non meno di sette’ in versione Kindle e cartacea in autoproduzione su Amazon. Seconda opera dopo ‘Natalina teneva le fila edizioni Albatros.
Il testo punta a riscoprire l’autenticità e la bellezza delle emozioni dal valore sempre attuale e ruota intorno alla figura del “Mago”. Che altri non è che lo psicoterapeuta che si muove in  un luogo simbolico, il lago, simbolo di purificazione e dà  di consigli e soluzioni su come affrontare le proprie problematiche esistenziali e nevrotiche, a sette persone protagoniste dei casi raccontati.

Il Lago è un luogo mistico che molti visitano da anni, una generazione che ha e crede nei poteri speciali.
Ma se incontrassimo quest’uomo e potessimo usufruire della sua capacità di risolvere e realizzare i nostri desideri più profondi, cosa chiederemmo?

Il lago, con la sua calma, richiama anche alla metamorfosi junghiana (Jung aveva una villa proprio su un corso d’acqua dolce) e afferma una sorta di autorevolezza nell’accettazione.

Davide, uno dei pazienti del “Mago”, diventa Turchese cerca di capire il mistero della felicità proprio attraverso la sua guida spirituale. Non a caso la scelta del colore turchese legato alla magia.
Mi colpisce però  la definizione dell’ altro protagonista del capitolo, Kevin che dice
La felicità  per me è come una sfera che cambia colore sulla base degli eventi. Ogni tanto si accende e diventa luminosissima. Altre volte opaca. Una sorta di dispositivo latente che quando è stimolato si manifesta in diverse sfumature di espressione.

Presentando sette persone e situazioni diverse l’autore si pone anche la domanda su come l’intelligenza artificiale possa incidere nella realtà e sulla necessità di riportare la realtà nel gioco delle relazioni vere, degli incontri, dei dialoghi. Chissà forse si può trovare la felicità ma con rapporti genuini tra persone attraverso la trasformazione del dolore, dell’empatia, di tutto ciò che è umano, può essere la giusta chiave.

L’autore, nella quarta di copertina, sembra voler instaurare un rapporto con i lettori, invitandoli a scrivere (turchesenonmenodisette@gmail.com) sette desideri o emozioni realizzate e da realizzare.
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