LA CALZATURA ITALIANA PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DELL’UNESCO? Intervista a Giovanna Ceolini di Stefania Giacomini
2026
E’ ufficiale è
nato il Comitato promotore presieduto da
Giovanna Ceolini Presidente Assocalzaturifici in occasione dell’Assemblea Generale 2026 per inoltrare il percorso di candidatura dell’Arte della Calzatura Italiana alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale
dell’UNESCO.
Il comitato
è composto da Museimpresa, CERCAL e Politecnico Calzaturiero.
Promossa dal Ministero delle Imprese e del
Made in Italy e coordinata da Assocalzaturifici, l’iniziativa apre un progetto nazionale volto a
valorizzare il patrimonio di competenze, tradizioni e capacità manifatturiere che
caratterizzano la filiera italiana. Al Comitato, in collaborazione con la Cattedra UNESCO dell’Università
Unitelma Sapienza, sarà affidata la redazione del
dossier e il coinvolgimento della più ampia rappresentanza delle comunità dei praticanti, elemento
centrale della Convenzione UNESCO del 2003: imprese, territori, competenze e nuove generazioni
chiamate a custodire e alimentare nel tempo
questo patrimonio di conoscenze.
Goodinitalywebtv ha approfondito il tema con
l’intervista della Direttrice Stefania Giacomini alla presidente di
Assocalzaturifici Giovanna Ceolini
Il comitato promotore da
lei presieduto per la candidatura a patrimonio immateriale dell’Unesco è un
primissimo riconoscimento del valore
del settore ed è in tema con il titolo "Cultura, Memoria, Identità"
dell'Assemblea Generale. Segnali questi
che attestano la buona salute del settore o è un modo per evitare rischi
di crisi?
Il
percorso che abbiamo intrapreso è un vero e proprio progetto di ricerca con la
Cattedra Unesco di Unitelma Sapienza sul valore socio-culturale della pratica.
Non sappiamo se otterremo la candidatura ma il dossier che verrà presentato
aiuterà ad aumentare la consapevolezza del valore anche tra gli addetti ai
lavori. La candidatura UNESCO non nasce come risposta a una fase congiunturale,
ma dalla consapevolezza del valore culturale e sociale che la manifattura
calzaturiera italiana rappresenta per il Paese. Certamente il settore sta
attraversando trasformazioni importanti, legate ai cambiamenti dei mercati
internazionali, ai consumi e alla competizione globale, ma questa iniziativa vs
oltre il ciclo economico.
L'obiettivo
è riconoscere un patrimonio di competenze, conoscenze e tradizioni che si è
sviluppato nel tempo e che continua a generare innovazione, occupazione e
valore. È un progetto che rafforza la consapevolezza di ciò che siamo e di ciò
che possiamo continuare a essere nel futuro.
Ci spiega meglio il significato di
"Cultura, Memoria, Identità" per il settore? Cosa comporterà se sarà
approvata la proposta? Ci saranno marchi protetti?
"Cultura,
Memoria, Identità" sintetizza perfettamente l'essenza della calzatura
italiana. Cultura significa il patrimonio di saperi tecnici, creativi e
produttivi che caratterizza il nostro comparto. Memoria significa la
trasmissione di queste competenze tra generazioni, all'interno delle imprese,
delle famiglie e dei territori. Identità rappresenta il legame profondo tra la
manifattura calzaturiera, il Made in Italy e i distretti produttivi che
definiamo comunità dei praticanti.
È
importante chiarire che il riconoscimento UNESCO non introduce marchi protetti
né certificazioni commerciali. Si tratta di un riconoscimento culturale che
tutela e valorizza un patrimonio immateriale fatto di pratiche, competenze e
comunità. Il beneficio principale sarà una maggiore visibilità internazionale e
una più forte capacità di attrarre giovani, investimenti, interesse culturale e
turistico verso i nostri territori produttivi.
Interessante l'intervento del Ministro
Valditara sulla formazione: quali iniziative concrete ci sono in atto o che si
faranno e in che tempi?
La
formazione è una priorità assoluta per il futuro del settore. Da anni
collaboriamo con scuole, ITS, università e centri specializzati come Cercal e
il Politecnico Calzaturiero per sviluppare percorsi sempre più vicini alle
esigenze delle imprese.
Oggi
stiamo lavorando per rafforzare ulteriormente il collegamento tra sistema
educativo e mondo produttivo, attraverso percorsi tecnico-professionali,
apprendistato, orientamento e formazione specialistica. L'obiettivo è costruire
una filiera delle competenze capace di accompagnare i giovani verso professioni
ad alto contenuto tecnico e creativo. È un lavoro già in corso che continuerà a
svilupparsi nei prossimi anni grazie anche al dialogo aperto con il Ministero
dell'Istruzione e del Merito.
Le calzature italiane sono sempre state una
garanzia di qualità e design. È ancora così nonostante la concorrenza di Paesi
europei e non?
Assolutamente
sì. La concorrenza internazionale è cresciuta e molti Paesi hanno investito
significativamente nella produzione e nel design, ma la forza della calzatura
italiana continua a risiedere nella combinazione unica tra creatività,
competenza manifatturiera, qualità dei materiali, innovazione e capacità di
personalizzazione.
Il
nostro vantaggio competitivo non è basato sui volumi, ma sul valore aggiunto. È
questa capacità di coniugare tradizione e innovazione che continua a rendere il
prodotto italiano riconoscibile e apprezzato nei mercati di tutto il mondo.
Quali sono i numeri del settore?
La
calzatura italiana si conferma una delle filiere più rilevanti del Made in
Italy. Il 2025 si è chiuso con un fatturato di 12,84 miliardi di euro,
di cui circa 11,57 miliardi di export, un saldo commerciale
positivo di 5 miliardi e una produzione di 118 milioni
di paia.
Il
2026 si sta sviluppando in uno scenario ancora complesso: nel primo trimestre
il fatturato registra un -2% rispetto allo stesso periodo del 2025,
con una domanda internazionale in calo del 3.5 %, una flessione dei
volumi del 4,9% e un indice ISTAT della produzione industriale
a -1,4%.
Sono
segnali che richiedono attenzione, ma il settore continua a distinguersi per
qualità, posizionamento internazionale e capacità di generare valore: basi
solide su cui costruire la prossima fase di crescita.
Essere una presidente donna di
Assocalzaturifici porta una visione diversa e quale valore aggiunto?
Credo
che ogni esperienza personale e professionale contribuisca ad arricchire il
ruolo che si ricopre. Più che una questione di genere, considero importante la
capacità di ascolto, di costruzione di relazioni e di visione condivisa.
Detto
questo, è positivo che anche nei settori manifatturieri tradizionali cresca la
presenza femminile nei ruoli di leadership. Le donne portano spesso sensibilità
complementari nella gestione delle organizzazioni e dei processi decisionali.
Il vero valore aggiunto è la pluralità dei punti di vista, che rende le imprese
e le associazioni più forti e più capaci di affrontare il cambiamento.
Giovanna
Ferragamo Gentile ha evidenziato il valore della continuità tra dimensione
creativa, tecnica e produttiva. In che modo?
Uno
degli elementi che rende unica la calzatura italiana è proprio la capacità di
integrare creatività, competenza tecnica e cultura produttiva. Nessuna di
queste dimensioni può esistere pienamente senza le altre.
Un'intuizione
creativa diventa eccellenza soltanto quando incontra il sapere tecnico, la
conoscenza dei materiali e la capacità manifatturiera necessaria per
trasformarla in prodotto. Allo stesso tempo, l'innovazione nasce spesso dal
dialogo continuo tra chi progetta e chi realizza.
È questa
continuità tra ideazione, progettazione e produzione che ha permesso ai nostri
distretti di costruire nel tempo un patrimonio di competenze riconosciuto in
tutto il mondo e che oggi intendiamo valorizzare attraverso il percorso UNESCO