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MODA IN LUCE 1955-1975 ROMA TRA GLAMOUR E INNOVAZIONE INDUSTRIALE TOCCA LA CAPITALE di Stefania Giacomini - GOOD IN ITALY

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MODA IN LUCE 1955-1975 ROMA TRA GLAMOUR E INNOVAZIONE INDUSTRIALE TOCCA LA CAPITALE di Stefania Giacomini

2026
E’ il racconto di un ventennio cruciale per lo sviluppo non solo nella moda ma nel cinema e nell’industria.
Del resto c’era vivace creatività nella città ancor prima che nascesse ufficialmente la moda a Palazzo Pitti a Firenze.
Questa mostra, a cura di Fabiana Giacomotti ospitata ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini fino al 15 novembre 2026 rende omaggio alla capitale ma è il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925 –1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze.
Il racconto del mito italiano continua con  150 fotografie d’epoca, per la gran parte dell’Istituto Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari ed inediti, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari, tanto per citarne alcuni: Valentino Garavani e il suo abito Fiesta, dalla sua prima sfilata del 1959. E’ il modello 77 che per la prima volta sfoggiò il rosso divenuto bandiera dell’imperatore della moda,
Il pijama palazzo di Galitzine, del 1963, segno indelebile di cinema indosso a Claudia Cardinale ne La pantera rosa di Blake Edwards.
L’abito da cocktail del 1953 delle Sorelle Fontana e quello sempre modernissimo in bianco e nero di Federico Forquet. Del 1968, quello da sera di Capucci, arte da portare come tante sue creazioni.
Il genio di Karl Lagerfeld nel completo soprabito e gonna per Fendi del 1973. La splendida cappa  del grande maestro Fausto Sarli la cui lavorazione ‘double’ è un esempio unico di alta artigianalità. L’abito da sera dipinto di Schuberth del 1952 di floreale compostezza e quello scenografico di Lancetti del 1975, mentre Litrico e Caraceni fissano per l’uomo un segno che a settant’anni di distanza fa ancora scuola. In particolare il nipote Luca racconta che l’abito in esposizione in origine prevedeva pantaloncini lunghi che allora scatenarono reazioni e polemiche, I tempi non erano pronti per la creatività avveniristica di Angelo.

E ancora capi di  Giovanna Caracciolo-Carosa,Simonetta Visconti, Fernanda Gattinoni, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Gabriellasport, Antonio De Luca, Laura Biagiotti.
Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato all’Oscar.
L’iniziativa, organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura

Un viaggio multimediale, tra fotografie e video che  raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che con le sue immortali dive: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger.

Ci sono momenti storici come Il matrimonio di Tyrone Power e Linda Christian, del 1949, atto ufficiale di nascita della “dolce vita”, lei in abito Sorelle Fontana, lo sposo in Caraceni. Gattinoni reinventa lo stile impero per il film Guerra e pace con la musa perfetta Audrey Hepburn e accoglie nel suo atelier perfino le due più grandi attrici del tempo in competizione drammatica per Roberto Rossellini: Anna Magnani e Ingrid Bergman. E fissa il corpo “a cuore” di Anita Ekberg, nella scena di seduzione più iconica della storia del cinema, il bagno nella Fontana di Trevi de La dolce vita. Angelo Litrico veste la Guerra Fredda, creando gli abiti sia per Nikita Krusciov sia per Dwight Eisenhower e Silvana Mangano, è la musa di Sarli e incarna le inquietudini del capolavoro di Antonioni, Cronaca di un amore (per la critica, il primo film della modernità cinematografica) e le speranze de Le ragazze di Piazza di Spagna.

Un percorso non solo dedicato a chi lavora e studia nel mondo della moda ma a tutti coloro che vogliono capire come si è evoluto il nostro stile di vita. Dagli anni cinquanta quando l’Italia si sta ricostruendo dopo la devastante seconda guerra mondiale ma Roma si trova Cinecittà; la città del cinema che, dopo il Neorealismo italiano, si  trasforma nella “Hollywood sul Tevere”: il luogo dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano mentre i vari atelier di alta moda  possono sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al pubblico.

Sono citate ad esempio  le grandi première cinematografiche: la prima de La dolce vita di Fellini, 1960, da cui il paese si vide trasformato. Compaiono i “teddy boys”, prima crepa dell’insoddisfazione giovane che deflagrerà nel Sessantotto. Eppure la moda italiana aveva già fatto la sua rivoluzione. Ha reso l’abito più mobile, dinamico. Linee meno rigide, più fresche: un nuovo accesso alla modernità sia che fosse regina o nobile , sia diva dello schermo o futura aspirante professionista Così per l’uomo. Alcuni grandi sarti, oramai divenuti per nome stilisti, accolsero anche la sfida del prêt-à-porter, di una moda che contempla il pratico senza perdere lo stile.
Sullo sfondo, c’è sempre, Roma e i suoi luoghi. La città eterna che sa adattarsi ai tempi. Ogni luogo diventa passerella, scena per nuove proposte su spazi antichi come il marmo.
La capitale del resto è sempre stata a volte solo sfruttata come scenario ma si è saputa adattare.
Senza considerare anche la storia della Snia-Viscosa, epopea romana del tessuto artificiale. Storia di fabbriche, lavoratrici, che nella mostra vive di documenti d’archivio rari, E dall’altro lato la vicenda della figura di Palma Bucarelli, dagli unici occhi viola, storica critica e direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che riuscì a tessere un legame stretto tra moda e arte, insuperabile esempio di stile e rigore intellettuale.
Accompagna Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.
La Capitale d’Italia divenne la Capitale della moda e centro di riferimento per il cinema, la televisione e il gusto. È il racconto di come si è affermato in tutto il mondo un marchio originale e inimitabile che, da allora, porta il nome di “Made in Italy”.
Osservando la mostra arricchita con materiale inedito mi ha ricordato  la ricerca che feci per le mie inchieste per il tgLazio Rai diventate poi un libro: ‘il successo vien con l’abito’ (pubblicato nel duemila dalla Rai Eri)e tradotto in inglese grazie a Roma Capitale (ripercorre di decennio in decennio dagli anni ’50 l’evoluzione del paese e della moda e i suoi successi).
E dunque per conoscere meglio il nostro passato e apprezzare meglio il nostro presente ecco un appello rivolto non solo agli addetti ai lavori e a noi giornaliste appassionate di  moda e costume; non mancate di visitare la mostra Moda in Luce 1955. 1975 Roma fra Glamour e Innovazione industriale meriterebbe anche più spazio l’allestimento nella Centrale Montemartini.
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