L’ESTRANEA. E’ IL TRAUMA CHE PARLA
2026
La Festa del Cinema è in corso a Roma , già presentato da Daniela D’Isa nelle nostre pagine il programma. Ma al di là della kermesse cinematografica vi vogliamo segnalare un film nelle sale L'ESTRANEA di Paolo Strippoli (2026). La pellicola ha avuto un notevole successo al festival di Venezia è è stata ufficialmente scelta come candidato dall’Italia agli Oscar 2027 come Miglior Film Internazionale ei inserita nella shortlist per gli European Film Awards. Un film che offre una lettura di notevole spessore psicologico, Ospitiamo volentieri la recensione dello psicologo Giuseppe Fenia:
Pronto?
È il trauma che parla.
Il cinema descrive in modo sorprendente la psicologia e la psicopatologia. Descrive i meccanismi psicologici in modo più efficace di un autorevole manuale specialistico.
E invece la scrittura che si muove dietro la rappresentazione cinematografica?
Lenisce, cura ed integra. Spesso risolve ed elabora vissuti dolorosi e sopratutto, non elaborati.
Questo film non è una storia sull'altra senza connessione profonda.
Non è solo un film che critica la borghesia. Non è solo un'analisi delle aspettative esagerate che i genitori proiettano sui figli. Non è un film sulla delusione e la conflittualità madre verso la figlia.
Non parla solo di quanto l'omosessualità della figlia sia un problema per la madre nonostante la sua finta comprensione. Non vuole descrivere solo il perfezionismo e gli stereotipi sociali che ci ricattano.
Non si parla solo di bullismo.
Tocca tutti questi temi, li solleva e li analizza anche nella trasmissione generazionale di fallimenti e aspettative tradite. Evidenzia il conflitto fra i desideri del padre e del figlio, fra i bisogni e le pretese. Eppure non è solo questo.
Non descrive solo una mente schizotipica che cede alla scaramanzia e al pensiero magico, bizzarro e fantasioso.
E' forse una storia sull'effetto del trauma? Parla del potere della dissociazione come fenomeno che protegge con illusione.Si alternano le tre configurazioni della vittima, del carnefice e del salvatore in un triangolo drammatico che ricorda trauma e dolore.
Bari, 1999. La famiglia Colonna, alta borghesia imprenditoriale nel settore abbigliamento di lusso. Anna e Walter, genitori di Alice bambina e Tobia. Una famiglia costruita sul controllo e sull'apparenza.Durante il compleanno di Alice, l'evento che travolge: Alice viene aggredita dal cane di famiglia. Rischia l'amputazione della gamba. È un evento che non può essere contenuto né compreso in quel momento. La mente si rompe quando non riusciamo a reagire in modo resiliente.Anna, disperata nella cappella dell'ospedale, incontra L'Estranea (Valeria Bruni Tedeschi). Una donna elegante, brillante, volutamente esagerata, a tratti feroce e a tratti sensuale. Le propone un patto faustiano: salverà la gamba di Alice, ma in cambio Anna dovrà sacrificare un'altra vita.Anna accetta. La gamba si salva.
Da quel patto inizia una spirale. La famiglia resta intrappolata per 20 anni nelle conseguenze. Il trauma non viene elaborato. Si attiva una fuga dalla verità, dalla realtà. Non per scelta. Per sopravvivenza.Quella fuga determina una visione fumettistica e allucinatoria di un potere supremo che tutto decide. Se esiste un potere supremo che decide tutto, allora io non sono colpevole. È il pensiero magico.
È la famiglia che il regista Paolo Strippoli definisce: "I Buddenbrook che incontrano Faust. Una tragedia pop spietata e viscerale".
20 anni dopo. Alice è adulta, studentessa di moda a Roma, omosessuale, vittima di bullismo assistito e non solo, poco protetta, cresciuta con aspettative soffocanti. Ha tagliato i rapporti con una madre che fingeva comprensione e invece esprimeva delusione rispetto alla sua natura e alle sue scelte. Durante un temporale su Roma, Anna bussa alla porta di Alice. Le dice: "Solo tu puoi rimediare a quanto accaduto, ma per farlo dovrai affrontare una decisione dalle conseguenze imprevedibili".
L'Estranea è tornata a reclamare il suo prezzo.L'estranea è una parte dissociata che si manifesta a partire da quell'evento. Non è un personaggio esterno. È la parte che va avanti quando la parte principale non ce la fa più.
L'estranea prova a dare potere e significato, controllo anche, quando gli eventi prendono il sopravvento con carattere nefasto.Potere quando c'è stata impotenza.
L'Estranea domina e decide quando tutto si manifesta in modo tragico e irruento. Risolve ma ricatta la coscienza. Cerca un senso rispetto alle ingiustizie della vita, contrasta l'ordine naturale delle cose. Un nucleo delirante lotta e cerca di recuperare un ruolo attivo nelle vicende tragiche che si manifestano senza ragione alcuna e, sottraendo sogni, aspettative, ideali.
È l'Estranea più difficile da affrontare: non è quella che arriva da fuori. È quella che abbiamo lasciato entrare dentro di noi.
L'estranea non va eliminata.*
*Va capita. E riportata a casa: richiede elaborazione psichica, integrazione, accettazione e perdono.